Passa ai contenuti principali

Il primo disco solare al mondo che produce elettricità

Lo ha realizzato l'ENEA e funziona grazie all'integrazione con un'innovativa microturbina ad aria. Potrà stoccare l'energia assorbita e trasformarla in elettricità on demand.

L'ENEA ha presentato il primo disco solare al mondo in grado di produrre energia elettrica, grazie all'integrazione con un'innovativa microturbina ad aria.
Fonte: ENEA
L'ENEA ha presentato il primo disco solare al mondo in grado di produrre energia elettrica, grazie all'integrazione con un'innovativa microturbina ad aria. La tecnologia è concepita per poter "catturare" 70 kilowatt di potenza solare e convertirli virtualmente fino a 15 kilowatt di potenza elettrica, sufficienti ad alimentare un condominio di cinque appartamenti.

La novità di questo sistema composto dal disco solare e dalla microturbina è la facilità di gestione operativa e la modularità, che ne consentono l'utilizzo anche per piccoli centri commerciali e imprese, supermercati e scuole, sia connessi che staccati dalla rete elettrica.

Ha un diametro di 12 metri e una superficie di 88 metri quadri interamente ricoperta di specchi solari che concentra in una piccola area focale fino a duemila volte la radiazione solare. Rispetto al fotovoltaico "tradizionale" avrà il vantaggio di stoccare l'energia assorbita e trasformarla in elettricità on demand, anche di notte o in assenza di irraggiamento solare.

"L'impianto progettato, assemblato e avviato dall'ENEA è il primo al mondo che abbina i più recenti progressi nella ricerca sulle tecnologie del solare a concentrazione alla innovativa microturbina ad aria, di derivazione automobilistica, più compatta e leggera rispetto ai motori comunemente utilizzati in questo tipo di applicazioni", sottolinea Michela Lanchi dell'ENEA.

Il programma di sperimentazione in condizioni atmosferiche reali, avviato di recente, proseguirà per tutto il 2018 con l'obiettivo di rilevarne le prestazioni ed elaborare soluzioni ingengneristiche ottimizzate ai fini della commercializzazione.

Oltre all'ENEA sono partner del progetto l'Università Roma Tre, la City University di Londra, l'Istituto Reale della Tecnologia di Stoccolma, l'Università di Siviglia e le aziende Compower, INNOVA e European Turbine Network.

I principali componenti del sistema sono il concentratore solare, il ricevitore e la microturbina ad aria. Il concentratore solare è di tipo circolare, a forma di parabola, e al centro è posizionato il ricevitore composto di due "bicchieri" concentrici inseriti l'uno dentro l'altro, al cui interno circola aria.

Il concentratore riflette la radiazione solare sul ricevitore che l'assorbe, mentre l'aria al suo interno si scalda fino ad una temperatura di circa 800-900 gradi centigradi.

Un compressore preleva l'aria esterna, la comprime a circa 3 atmosfere e la invia la ricevitore. Qui, grazie al calore solare, il flusso d'aria si riscalda e passa alla microturbina, dove si espande, mentre il calore residuo viene ceduto a un recuperatore prima che l'aria venga rilasciata nell'ambiente.

L'espansione dell'aria nella microturbina permette al generatore di raggiungere la velocità di rotazione di circa 150.000 giri al minuto, assicurando in questo modo una potenza elettrica in uscita compresa tra 3 e 15 kilowatt.

Commenti

I post più letti dell'ultimo mese

Alcol, tabacco e nuove droghe tra i giovani

La nuova fotografia degli adolescenti europei, scattata grazie ai dati dello studio ESPAD: diminuisce il consumo di alcolici e tabacco, mentre resta stabile, ma a livelli elevati, l'assunzione di droghe illecite. Le nuove droghe sembrano ormai più diffuse di altre. Tra gli studenti europei di 15-16 anni , sollevano forti preoccupazioni la diffusione delle nuove sostanze psicoattive (Nps) , delle dipendenze comportamentali e il consumo di sostanze illecite . Infatti, seppure stabile, mostra percentuali molto elevate, a causa degli aumenti registrati tra il 1995 e il 2003. In diminuzione , invece, il consumo di alcol e tabacco . Questi sono solo alcuni dei risultati pubblicati nell'ultimo rapporto del progetto ESPAD (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs) . Lo studio ha coinvolto 35 Paesi europei e un totale di 96.043 studenti , che nel 2015 hanno partecipato all'indagine rispondendo nelle proprie classi ad un questionario anonimo . In Italia, l...

Sciami di droni al lavoro con gli agricoltori

A breve sarà pronto il primo prototipo di droni per l'agricoltura di precisione, in grado di monitorare lo stato di salute delle coltivazioni ed eliminare le piante infestanti, con una logica ispirata a quella delle api. La tecnologia in aiuto dell'agricoltura . In un futuro molto prossimo, sciami di droni e robot saranno diffusamente impiegati nei campi per individuare ed eliminare le piante infestanti con una logica ispirata a quella delle api. È quanto promette il progetto europeo " SAGA: Swarm Robotics for Agricultural Applications " , coordinato dall' Istituto di Scienza e Tecnologie dell'Informazione del CNR (ISTI-CNR) . "Tra pochi mesi, sarà pronto il test per il primo prototipo di drone , programmato per osservare un campo coltivato e rilevare con precisione la presenza di piante infestanti , attraverso algoritmi di visione artificiale, sviluppati presso i nostri laboratori specializzati nello studio di sciami di robot" , spiega Vito ...

Clima e monumenti

L'Italia può vantare la comunità scientifica più preparata al mondo nello studio della conservazione del patrimonio culturale. Ma i cambiamenti climatici all'orizzonte costringono ad un impegno ancora maggiore. Immagine di pubblico dominio C'è un campo in cui la strategia italiana di adattamento ai cambiamenti climatici spicca: è l'unica ad affrontare a fondo la salvaguardia dei beni culturali , nonostante sia tutt'altro che facile. " È un patrimonio molto vario per materiali, tipi di strutture e contesti , dal legno nel museo alla statua di metallo nel centro storico o nell'area archeologica. E, sebbene gli scienziati in Italia si occupino di conservazione da decenni, la ricerca in chiave di adattamento ai cambiamenti climatici è solo agli inizi" , spiega Cristina Sabbioni , direttore dell' ISAC-CNR ( Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima ).

Quando gli tsunami colpiscono il Mediterraneo

Testimonianze storiche e ricerca scientifica dimostrano che il nostro mare è a rischio tsunami. Quanto siamo preparati a fronteggiare il pericolo? Immagine di pubblico dominio: Pixabay Quando si parla di tsunami , il pensiero va ai tragici episodi della storia recente: lo tsunami del Sudest asiatico del 2004 , o quello che ha colpito il Giappone nel 2011 , causando il disastro di Fukushima. Ma il Mare Nostrum non è al riparo dal rischio tsunami, come la storia insegna. E che cosa accadrebbe se un maremoto si abbattesse oggi sulle nostre coste? Nel Mediterraneo, le zone da monitorare con particolare attenzione sono: la costa algerina , il Mar Ligure , la costa della Sicilia tirrenica , lo stretto di Messina , lo Ionio (soprattutto verso Grecia e Albania), il Mare Adriatico su entrambi i lati, le isole greche e Cipro . Mentre per gli tsunami dovuti ad attività vulcanica: le isole Eolie e quelle del canale di Sicilia , le isole greche e i vulcani sommersi Marsili e Pal...

Eccezionale distacco di due iceberg in Antartide

La piattaforma di ghiaccio del Nansen dà vita a due grandi iceberg. Il fenomeno è stato osservato e commentato dai ricercatori del CNR. Il 7 aprile , dalla piattaforma di ghiaccio del Nansen , in Antartide , si è staccata un'imponente massa di ghiaccio delle dimensioni di circa 150-160 km quadrati , dando vita a due grossi iceberg . Durante l'ultimo secolo, è capitato soltanto altre due volte che simili masse di ghiaccio si siano staccate dalla stessa piattaforma. La prima volta è avvenuto tra il 1913 e gli anni 50 ; la seconda tra il 1963 eil 1972 (la grande incertezza è dovuta alle irregolarità nelle osservazioni). La piattaforma del Nansen è una distesa di ghiaccio, lunga circa 50 km e larga circa 25 km, e si trova appena a sud della Stazione Italiana Mario Zucchelli . Prende il nome dal Monte Nansen che si trova nell'area, ed è stata esplorata per la prima volta durante la sfortunata British Antarctic Expedition 1910-1913 , guidata dal Capitano Robert Falcon Sc...