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Anche in Italia un'Agenzia nazionale per l'uso efficiente delle risorse

Dar vita a un'Agenzia per l'uso efficiente delle risorse, sull'esempio di Paesi come Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone, per promuovere la transizione verso un'economia circolare. Un modello virtuoso che potrebbe creare oltre 500mila nuovi posti di lavoro a livello nazionale.

Economia circolare
Immagine di pubblico dominio
La Commissione europea stima che l'eco-progettazione, la riduzione della produzione di rifiuti e il loro riutilizzo, possono far risparmiare fino a 600 miliardi di euro per le imprese (l'8 % del fatturato annuo), e ridurre le emissioni di gas serra di 450 milioni di tonnellate l'anno.

E secondo un recente studio ("Disoccupazione e economia circolare in Europa: le opportunità in Italia, Polonia e Germania", Green Alliance, dicembre 2015), in Italia, la piena implementazione dei principi dell'economia circolare lungo l'intera catena del valore (progettazione, produzione, uso e gestione del fine vita dei prodotti) potrebbe creare 541mila nuovi posti di lavoro, a fronte di soli 35mila in uno scenario che non prevede cambiamenti.

L'economia circolare si focalizza sulla "chiusura dei cicli", attraverso l'uso efficiente delle risorse e la minimizzazione delle perdite lungo il loro intero ciclo di vita, la riduzione dei consumi, l'eco-progettazione, la produzione sostenibile.

Inoltre, si basa sulla sostituzione, dove possibile, con risorse rinnovabili o materiali riciclati, sull'estensione della vita dei prodotti, il loro riuso, la minimizzazione dei rifiuti e un livello di riciclo che assicuri/preservi la qualità dei flussi, apportando benefici ambientali, economici e sociali.

"La transizione verso un'economia circolare è fondamentale, e la creazione di un'Agenzia per l'uso efficiente delle risorse consentirebbe di rendere disponibili, attraverso un approccio sistemico, tecnologie e metodologie per una gestione eco-efficiente delle risorse e di fornire supporto diretto alle PA, alle imprese, in particolare alle PMI, e alle filiere produttive", ha sottolineato il presidente dell'ENEA, Federico Testa.

"L'ENEA, con le sue strutture e competenze di Agenzia nazionale per l'energia, le nuove tecnologie e lo sviluppo economico sostenibile, potrebbe svolgere con efficacia questo ruolo. Ciò garantirebbe un'immediata operatività, grazie alla disponibilità di professionalità consolidate, di una rete di collegamenti nazionali e internazionali e delle infrastrutture logistiche e informatiche di eccellenza dei nostri centri di ricerca".

Sull'economia circolare Bruxelles sta investendo molto, con un programma di ricerca da 650 milioni di euro "Industria 2020 ed economia circolare", e il pacchetto di misure varato lo scorso dicembre.

Quest'ultimo fissa nuovi target di riduzione dei rifiuti al 2030 (riciclaggio del 65 % dei rifiuti urbani e del 75 % di imballaggi, con un limite massimo di smaltimento in discarica del 10 %), e promuove il riuso, lo scambio di risorse tra le industrie (la cosiddetta simbiosi industriale) e gli incentivi economici per prodotti verdi e riciclabili.

"Si tratta, a mio avviso, della sfida ambientale ed economica più importante dei prossimi anni", ha evidenziato il sottosegretario all'Ambiente Silvia Velo. "E, a maggior ragione, lo è per il nostro Paese, da sempre leader in Europa sul riuso e sul riciclaggio di materiali e prodotti. Un'occasione straordinaria che Governo, Regioni, Comuni e Aziende di servizio pubblico locale dovranno saper cogliere".

"La transizione da un'economia lineare ad una circolare è una necesità per tutti i Paesi, e ancora di più per l'Italia, povera di materie prime critiche, ma con una forte industria manifatturiera alla quale garantire un approvvigionamento stabile e sicuro di tali risorse", spiega Roberto Morabito, responsabile del dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali dell'ENEA.

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