Passa ai contenuti principali

Rifiuti solidi urbani: emergenza planetaria

Nei giorni scorsi, a Roma, si è tenuta la "Iupac Chemrawn Conference" sul problema dei Rsu: ad oggi, hanno raggiunto 1,3 miliardi di tonnellate annue, ed entro il 2025 saranno quasi il doppio. La ricerca può e deve contribuire alle "3R" (Ridurre, Riutilizzare, Riciclare) e alla strategia Rifiuti Zero.

Discarica di rifiuti non a norma
Immagine di pubblico dominio: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Aterro_Sanitario.jpg
Dal 2010, per la prima volta, la maggior parte della popolazione mondiale vive in una città, e questa percentuale continua a crescere. Cento anni fa, vivevano in un'area urbana 2 persone su 10, nel 1990 meno di 4, entro il 2050 si stima che saranno 7 su 10.

La quantità di Rsu (Rifiuti Solidi Urbani), sta crescendo anche più velocemente: dieci anni fa, i circa 3 miliardi di abitanti delle città generavano circa 0,64 Kg di Rsu pro capite al giorno (0,68 miliardi di tonnellate l'anno); oggi, siamo a 1,2 Kg pro capite al giorno (1,3 miliardi di tonnellate annue). Entro il 2025, 4,3 miliardi di residenti urbani produrranno circa 1,42 Kg di rifiuti a persona, per un totale di 2,2 miliardi di tonnellate all'anno.

Circa 300 esperti, provenienti da Pesi industrializzati e in via di sviluppo, hanno preso parte alla XXI Conferenza internazionale sulla gestione dei rifiuti solidi urbani "Solid Urban Waste Management". Si è tenuta a Roma dal 6 all'8 aprile, ed è stata organizzata dal CNR e dallo Iupac Chemrawn Committee ("Chemrawn" sta per CHEMical Research Applied to World Needs).

Tre giorni di dibattiti e incontri in tema di waste management, con l'obiettivo di trasformare i rifiuti in una risorsa utilizzabile dalla collettività. Sono stati coinvolti istituzioni, organizzazioni, policy maker, aziende ed esperti. E grande attenzione è stata riservata al contributo che la ricerca scientifica e tecnologica può e deve dare per promuovere un circuito virtuoso basato sulle "3R": Ridurre, Riutilizzare, Riciclare.

"La gestione dei rifiuti solidi urbani, del riciclo, del riutilizzo dei materiali e della produzione di energia dagli scarti, costituiscono alcune fra le sfide più importanti e globali per l'umanità, perché generano ricadute dirette nell'ambito della salute e del benessere pubblico, della sicurezza dei lavoratori, oltre che dell'economia verde", spiega Mario Malinconico, ricercatore dell'Istituto dei Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR.

"Uno dei tratti fondamentali della Conferenza è l'attenzione ai Paesi svantaggiati: la questione della gestione dei rifiuti, per la quale si sta cercando faticosamente una soluzione nelle metropoli occidentali, si ripropone in maniera ancora più urgente e drammatica in quelle asiatiche, africane e sudamericane, creando spesso delle emergenze sanitarie".

Contenitori della raccolta differenziata a Singapore
Immagine di pubblico dominio: Terence
I flussi di materia ed energia variano notevolmente tra le diverse megalopoli: "New York ha una produzione di rifiuti solidi 19 volte maggiore di Dacca, capitale del Bangladesh, così come un consumo pro capite di energia 28 volte più elevato di quello della città indiana di Kolkata, e un consumo d'acqua 23 volte più alto di Giakarta, capitale dell'Indonesia."

"Ovviamente New York o Los Angeles sono anche città con alti indici di produttività, sviluppo economico e sociale, e in questi contesti il problema principale è rendere più sostenibile l'impiego delle risorse per mitigare gli effetti ambientali. Nei Paesi in via di sviluppo, in particolare nel Sud Est Asiatico, invece, una larga fascia della popolazione non ha un accesso al livello minimo di risorse e la priorità è arrivare ad uno standard di vivibilità in tutti i quartieri."

"Ma non mancano anche qui problemi di sostenibilità: in cità come Buenos Aires o San Paolo, circa il 70 % dell'acqua potabile va sprecato, e Hong Kong produce quasi 14mila tonnellate di rifiuti solidi al giorno".

L'evento è stato organizzato con il patrocinio dei ministeri dell'Ambiente, per lo Sviluppo Economico, della Salute, e di Kyoto Club, Atia Iswa, Fondazione sviluppo sostenibile e Green Management Institute. È la prima volta che un evento della Iupac (International Union of Pure and Applied Chemistry), la più prestigiosa organizzazione mondiale della chimica, ha luogo in Italia su questo tema.

Il Comitato organizzatore ha previsto l'erogazione di borse di studio a favore di giovani chimici provenienti dai Paesi in via di sviluppo e impegnati in progetti di ricerca in questo ambito. Tra gli ospiti Workineh Kelbessa, professore di filosofia presso l'Università di Addis Abeba (Etiopia), e Paul Connett, professore emerito di chimica ambientale presso la St. Lawrence University di New York, e tra i fondatori della strategia Zero Waste (Rifiuti Zero) che mira a raggiungere il riciclaggio del 100 %, ritirando dal commercio tutti i prodotti non riciclabili.

Commenti

  1. Per produrre meno RIFIUTI ..il primo passo è non RIFIUTARE l'evidenza !

    RispondiElimina

Posta un commento

Che ne pensi?

I post più letti dell'ultimo mese

Sciami di droni al lavoro con gli agricoltori

A breve sarà pronto il primo prototipo di droni per l'agricoltura di precisione, in grado di monitorare lo stato di salute delle coltivazioni ed eliminare le piante infestanti, con una logica ispirata a quella delle api. La tecnologia in aiuto dell'agricoltura . In un futuro molto prossimo, sciami di droni e robot saranno diffusamente impiegati nei campi per individuare ed eliminare le piante infestanti con una logica ispirata a quella delle api. È quanto promette il progetto europeo " SAGA: Swarm Robotics for Agricultural Applications " , coordinato dall' Istituto di Scienza e Tecnologie dell'Informazione del CNR (ISTI-CNR) . "Tra pochi mesi, sarà pronto il test per il primo prototipo di drone , programmato per osservare un campo coltivato e rilevare con precisione la presenza di piante infestanti , attraverso algoritmi di visione artificiale, sviluppati presso i nostri laboratori specializzati nello studio di sciami di robot" , spiega Vito ...

L'influenza dell'uomo sul clima? Forse risale a 3 mila anni fa

Le prove sono nei ghiacci della Groenlandia, esaminati da scienziati dell'Idpa-Cnr e dell'Università Ca' Foscari. Lo studio fa parte dei progetti europei "Early Human Impact" e "Past 4 Future". Immagine di pubblico dominio L'uomo potrebbe aver alterato il clima ben prima della Rivoluzione Industriale : con gli incendi innescati 3 mila anni fa nelle foreste europee, per fare spazio ad insediamenti e campi . A ipotizzarlo è uno studio dell' Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del Cnr ( Idpa-Cnr ), e dell' Università Ca' Foscari di Venezia. La ricerca è avvenuta sui ghiacci della Groenlandia , dei veri e propri archivi della storia climatica della Terra . Sono stati analizzati nella " clean room " di Ca' Foscari, un laboratorio la cui caratteristica principale è la presenza di aria molto pura , vale a dire con un bassissimo contenuto di microparticelle di polvere.

Inquinamento dal Sahara

L'Isac-Cnr ha sviluppato, nell'ambito del progetto "Diapason", un software per calcolare il carico di PM 10 di origine sahariana, le polveri inquinanti che investono continuamente la nostra penisola. Immagine di pubblico dominio L'Europa è regolarmente raggiunta da aria proveniente dal Sahara , che porta con sé le frazioni più fini delle sabbie desertiche. E l'Italia si trova al centro di queste correnti , che portano ondate di calore e le cosiddette " piogge rosse ". Proprio quest'ultime spesso concorrono al superamento dei limiti di legge , sanzionati dall'Europa, per il PM 10 : l'insieme di polveri inquinanti di diametro inferiore a 10 micrometri, quindi facilmente inalabili . "È scientificamente dimostrato che l'inalazione di queste particelle è associata ad un aumento della mortalità e ad effetti negativi sulla salute " , ricorda Gian Paolo Gobbi , dell' Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima d...

Se l'Antartide si scioglie il problema non è solo dei pinguini

Sulla calotta glaciale si allungano le crepe, a causa del riscaldamento globale. Se si fondesse tutto il ghiaccio dell'Antartide, il livello dei mari si innalzerebbe di 65 metri. Immagine di pubblico dominio Un recente rapporto del WWF Australia , " Tracking Antarctica " , fa un resoconto completo dello stato dell'ambiente intorno al Polo Sud : qui la cooperazione internazionale riesce a proteggere la natura, ma può arrivare solo fino a un certo punto. Flora Il riscaldamento globale è senza dubbio la minaccia principale, ma non è l'unica . Per esempio, vengono continuamente introdotti vegetali estranei , che vanno a competere con le 300 specie di licheni , le 110 specie di muschi e le 2 sole specie di piante con fiori autoctone.

Sud Italia come il Nord Africa e 33 coste sommerse

Uno studio dell'ENEA ci mostra il possibile futuro del nostro Paese: un Sud Italia con un clima nordafricano e parecchie aree costiere sott'acqua. Il cambiamento climatico potrebbe avere ripercussioni particolarmente evidenti nel nostro Paese . Infatti, per collocazione geografica e conformazione, l'Italia è più esposta di altre zone all'impatto dell'aumento delle temperature globali; con il rischio di diventare, già in questo secolo, sempre più simile al Nord Africa . Ma anche di vedere sommerse dal mare aree costiere particolarmente vulnerabili , ben 33 in tutto il territorio nazionale. È quanto emerge da alcuni recenti studi dei ricercatori del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell' ENEA , coordinato da Gianmaria Sannino .