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Ambiente: alcuni organismi si stanno adattando ai cambiamenti climatici del Mediterraneo

Una ricerca, pubblicata sulla rivista "Royal Society Open Science", rivela che alcuni organismi marini saranno in grado di attrezzarsi per sopravvivere alle alterazioni climatiche, in atto nel Mediterraneo.

Castello Aragonese d'Ischia
http://commons.wikimedia.org/wiki/User:Otrebor81~commonswiki
Ci sono alcuni organismi che vivono ancorati al fondale marino, e, quindi, non possono sottrarsi agli effetti dell'acidificazione degli oceani e del riscaldamento dell'acqua di mare. Organismi come il briozoo Calpensia nobilis: un invertebrato marino, con uno scheletro esterno formato da carbonato di calcio, che vive in colonie.

Proprio su di esso è stato condotto l'esperimento di cui si parla nell'articolo. La ricerca è firmata da Chiara Lombardi e Silvia Cocito, del Centro Ricerche Ambiente Marino Santa Teresa dell'ENEA, da Maria Cristina Gambi, della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, e da Paul D. Taylor, del Natural History Museum di Londra.

"Questi studi volti a comprendere come gli organismi rispondono al cambiamento climatico sono essenziali per fare predizioni sulla loro sopravvivenza e capacità di adattamento in un Mediterraneo che cambia", spiega la ricercatrice Silvia Cocito.  

"Infatti la capacità di un organismo di rispondere al cambiamento climatico nel lungo periodo attraverso la colonizzazione e la persistenza in ambienti alterati può avere importanti ripercussioni sulla selezione naturale e sull'evoluzione".

Le indagini sono state condotte nell'area vulcanica del Castello Aragonese d'Ischia, dove si possono trovare le condizioni di pH del mare previste per il 2100. Lì hanno trapiantato gli esemplari di C. nobilis; e hanno osservato come si adattavano alla temperatura più elevata, e al pH più acido, che corrode e dissolve i loro scheletri.

I risultati
Cosa è emerso dall'esperimento, che è durato, in tutto, 87 giorni? L'esposizione delle colonie ad un pH più basso, ha prodotto dei cambiamenti nella struttura esterna degli organismi, e questo suggerisce una certa plasticità e adattabilità della specie.

Inoltre, le condizioni alterate hanno anche modificato il comportamento della colonia, nel suo complesso. Le colonie hanno preferito indirizzare le energie e le risorse verso il rafforzamento degli individui già esistenti, piuttosto che formarne di nuovi, che avrebbero ampliato la colonia.

Con il tempo, i cambiamenti indotti dall'ambiente potrebbero entrare a far parte del DNA di C. nobilis, assicurandone la sopravvivenza, anche in un futuro Mediterraneo più acido.


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